22/12/2011

L'articolo 18 non si tocca.

Dopo l'accanimento contro i pensionati, la ministra Fornero non trova di meglio da fare che scatenare l'ennesima guerra contro l'articolo 18. Eppure dovrebbe sapere che l'Italia è il Paese del lavoro precario e del lavoro nero, e cioè senza diritti e con sottosalario. Per rendere l'italia un paese normale bisogna estenderli i diritti, nontoglierli!

Secondo l’Ocse  i salari italiani sono al 22° posto nella classifica mondiale: bassi, da fame. Questo è un punto di intervento urgente, altro che articolo 18.

Sulla questione è intervenuta Susanna Camusso, segr. nazionale CGIL ricordando come l'articolo 18 sia una norma di civiltà. Chi la vuole cancellare ha un'idea retrograda di società.

Se su questo punto la Fornero, con l'appoggio del PDL, continuerà ad insistere si dovrà pensare ad una seria, determinata e forte mobilitazione, capace di svegliare le coscienze dorminenti della politica e della cosiddetta società civile e utile a stoppare progetti che disegnano modelli sociali ultra liberisti, piegati ai soli voleri padronali e confindustriali.

A Cicchitto, che appoggia l'idea, vorremmo ricordare che l'articolo 18 tutela i lavoratori dal licenziamento senza motivo: chi, come lui, lo vuole abolire nascondendosi dietro una retorica nuovista ci riporta a 50 anni fa. Altro che progresso!

In una crisi economica e sociale come quella che stiamo vivendo è quanto mai immorale, oltre che deleterio, pensare di modificare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, indebolendo le garanzie di chi oggi fa fatica persino ad arrivare alla terza settimana del mese. L'articolo 18 è un caposaldo di civiltà e chi oggi punta a gettarlo giù fa un pessimo servizio al Paese.

04/10/2011

Festa de La Rinascita 2011: ecco i biglietti vincenti

 

1°  SERIE  E  0051     AUTOVETTURA TATA - VISTA

2°      “    A  0745     TV COLOR 19”

3°      “    C  0614     OROLOGIO DONNA OFFERTO DA “ALTER” PIAZZA SAN GIOVANNI BOSCO 14 BISCEGLIE

4°      “    C  0616     OROLOGIO UOMO  OFFERTO DA “IL BILANCINO” VIA PIAVE 31/33 BISCEGLIE

5°      “    D  0413     BICICLETTA MOUNTAIN BIKE

6°      “    E  0574     FOTOCAMERA DIGITALE

7°      “    F  0099     CONFEZIONE DI VINI  DA 6 BOTTIGLIE OFFERTO DA “AGRIPUGLIA” VICO DELL’OLIO VIA LA MARINA BISCEGLIE

8°      “    A  0727     BUONO N° 2 PROVOLETTE OFFERTO DA SALUMERIA SIMONE CORSO UMBERTO 24 BISCEGLIE

9°      “    E  0157     PIANTA “ANDRACENA” OFFERTO DA T.L. PIANTE VIA SAN MERCURO BISCEGLIE

10°    “     C  0108     CONFEZIONE DI VINI 3 BOTTIGLIE OFFERTO DA “AGRIPUGLIA” VICO DELL’OLIO VIA LA MARINA BISCEGLIE

11°    “     B  0484     PIANTA SCEFLERA OFFERTO DA T.L. PIANTE VIA SAN MERCURO BISCEGLIE

12°    “     D  0342     BUONO DI N° 10 DOCCE SOLARI OFFERTO DA”SCOMPIGLIATI ”VIA PIO X  BISCEGLIE

13°    “     C  0297     CONFEZIONE DI VINO 3 BOTTIGLIE OFFERTO DA “AGRIPUGLIA” VICO DELL’OLIO VIA LA MARINA BISCEGLIE

14°    “     D  0569     PIANTA “ANDRACENA” OFFERTO DA T.L. PIANTE VIA SAN MERCURO BISCEGLIE

15°    “     D  0921      ZAINO WINX

16°    “     A  0830      PIANTA  “SCEFLERA” OFFERTO DA T.L. PIANTE VIA SAN MERCURO BISCEGLIE

16/08/2011

Una manovra liberticida che va evitata

Siamo alla dismissione dello Stato. Tra liberalizzazioni, privatizzazioni, deregolamentazoni, riduzioni di diritti e di salario, il governo Berlusconi ha prodotto una stangata micidiale in cui il grande assente è il ruolo dello Stato quale tutore e propulsore dei beni comuni, della tutela dei lavoratori e dei pensionati. I servizi pubblici - dall'infanzia, ai disabili, ai trasporti, alla sanità - subiscono un colpo come mai era successo nella storia della Repubblica italiana.

La situazione economica è catastrofica, continua Diliberto, lo sappiamo talmente bene che lo ripetiamo dal 2007. Ma questa manovra è semplicemente liberticida. Tutto viene scaricato sui lavoratori e sul ceto medio. Sui pensionati, sulle donne e sulle famiglie. E' una manovra che va impedita. Sappiamo che la situazione è tale da rendere necessari sacrifici. Il popolo taliano ne è cosciente. Ma sacrifici che siano basati sull'equità, su una vera progressività, su misure di rilancio dell'economia che facciano uscire il Paese dal pantano in cui l'ha cacciato una banda di malfattori e di incapaci che si accingono a svendere tutto ciò che questo Paese ha accumulato in anni ed anni di sacrifici, ricostruzione e sviluppo. Malfattori e incapaci, commissariati da organismi finanziari internazionali, che aggrediscono i paesi più deboli svuotandoli economcamente e politcamente. La manovra va e può essere evitata. L'apparente silenzio delle classi popolari e medie è il sintomo comprensibile di forti timori. Ma il governo Berlusconi è ormai inviso al Paese e se ne accorgerà presto.

 

28/06/2011

Diliberto "Casini sbaglia, l'unica via è il voto"

 

 

Continua...

09/05/2011

Comunisti a sostegno della scuola

26/04/2011

Col dito sul grilletto

Ci siamo. Tutto è pronto per la II^ guerra di Libia. Le parole del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che in un’intervista a ‘la Repubblica’ spiega il cambiamento della missione italiana sulla Libia, annunciato ieri sera dopo una telefonata tra il presidente del Consiglio Berlusconi e il presidente degli Usa Obama, non lasciano scampo.

Ora - dice La Russa - dovranno cambiare i nostri assetti, manderemo sempre dei tornado ma di altro tipo, adatti a colpire bersagli al suolo con dei missili di precisione. Ma non attaccheremo obiettivi militari dentro le città. Prima scortavamo e proteggevamo gli equipaggi alleati che andavano a colpire i nemici, facendo saltare i sistemi radar libici. Adesso - annuncia - colpiremo anche noi. Parlare di svolta è improprio. Finora anche i nostri aerei hanno partecipato alle missioni di attacco, 'eticamente' non c’è nulla di diverso. Saranno missili con 'selected targets': le missioni sono decise dalla Nato ma siamo noi a tenere il dito sul grilletto. Siamo maggiormente coinvolti - spiega La Russa - perché a Misurata c’è una vera e propria emergenza umanitaria e noi non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità. Non possiamo voltarci dall'altra parte, né possiamo fare meno di altri a difesa delle popolazioni civili”.

Ad un secolo esatto dalla prima guerra di Libia, l’Esecutivo Berlusconi, dunque, passerà alla storia come il governo della II^ guerra di Libia. La prima fu dichiarata dal Governo Giolitti che, nel 1911-1912, dopo una serie di accordi con la Gran Bretagna e la Francia, mosse guerra all’Impero ottomano ed occupò la Tripolitania e la Cirenaica, dando vita alla colonia della Libia italiana, il cui possesso venne consolidato negli anni Venti e Trenta. Benito Mussolini, successivamente, rafforzò il colonialismo italiano in terra libica, tanto che Italo Balbo nel 1934 venne proclamato primo Governatore Generale della Libia e tre anni dopo divise la Libia italiana in quattro province ed un territorio sahariano.

Nel 2011, come vedete, cambiano i personaggi ma non la sostanza.

La storia si ripete. Pensavamo di non dover più assistere a pagine squalificanti, buie e tristi. Ma, con buona pace, evidentemente, di Berlusconi e La Russa, ombre presenti di un passato che ritorna prepotentemente a farsi strada, anche la storia a volte si fa beffa dei buoni intendimenti, armando politici senza scrupoli a cancellarli definitivamente.

01/04/2011

I nomi della lista della Federazione della Sinistra

Questi i nomi dei 24 candidati a sostegno del candidato Sindaco

Questi i I candidati:
Arcieri Emanuele (Impiegato Poste Italiane e Segretario politico della sezione di Bisceglie),
Antifora Michele (Segretario Confesercenti),
Caggianelli Francesco (Infermiere),
Capurso Enrico Pasquale (Dottore in Giurisprudenza d’impresa),
Cosmai Vincenzo detto Zico (Bracciante Agricolo),
D’Addato Antonio detto Perugia(Commerciante),
Dell’Olio Domenico (Disoccupato),
Di Tullio Luigi detto Gigi(Impiegato),
Evangelista Sergio (Consigliere Provinciale),
Leuci Antonio (Infermiere professionale),
Luccarelli Alessandra (Psicologa),
Mastrototaro Paolo (Coltivatore diretto),
Mugeo Francesca (Studentessa Universitaria),
Musci Antonio (Professore Storia e Filosofia),
Napoletano Leonardo (Infermiere in pensione),
Petraroli Mariangela Nunzia (Logopedista e Dott.ssa in Scienze Biologiche),
Petroni Paula Maria (Ragioniera),
Piccolo Francesco (Medico),
Ricchiuti Felice (Coltivatore diretto),
Rigante Giuseppe (Dipendente AQP),
Sasso Giacomo detto Mimì (Commerciante),
Stripoli Pasquale (Imprenditore settore terziario),
Todisco Luigi (Coltivatore diretto),
Valente Giovanni (Consigliere comunale uscente).

Più forte la sinistra, più forte Bisceglie!

16/12/2010

Un non infiltrato di nome Ivan

Non era l’infiltrato. Quel ragazzo col giubbotto marrone chiaro e la clava che ieri molti – fra cui la sottoscritta – hanno indicato come l’infiltrato è un minorenne di nome Ivan. Questo è quello che dicono oggi tutte le fonti ufficiali. A me sembra che davanti agli occhi mi abbiano messo un dito per impedirmi di guardare la luna. E la cosa non mi piace. Perché le foto non hanno ripreso solo l’infiltrato sbagliato, ma anche carabinieri con pistole sguainate. Sbagliati anche loro?

Comunque sia con questa storia siamo obbligare a fare i conti. Abbiamo indicato come infiltrato un ragazzo che non c’entrava nulla. Grave, da parte nostra. Abbiamo agito frettolosamente e con superficialità. Chiediamo scusa. Ma visto che il ragazzo col giubbotto non c’entra, bisogna credere che gli atti di violenza siano esclusiva colpa degli studenti? Io non ci credo. Credo che una sequenza errata di foto – fra l’altro pubblicata dall’autorevole repubblica.it – non possa far diventare notte il giorno e giorno la notte. Riepiloghiamo.In tutta Italia nei giorni passati il movimento degli studenti ha manifestato contro un’indecente riforma dell’università. Lo ha fatto pacificamente, tra l’altro con splendide trovate, come quella dei cartelloni con su scritti i titoli di tanti capolavori. Sono saliti sui tetti, hanno fatto i turni per sopportare freddo e stanchezza, hanno tentato di entrare nei Palazzi del Potere. Sempre pacificamente. Infine è arrivato il 14. Un corteo immenso è sfilato per più di quattro ore senza il benché minimo incidente. Poi, all’improvviso, è scoppiata la guerriglia. Auto incendiate, bancomat sfasciati, blindati in fiamme, sanpietrini divelti. Sui media di oggi i ragazzi del movimento sono diventati tutti delinquentelli e noi la solita sinistra che grida al complotto e si tiene le serpi in seno.

 Saviano si impegna su Repubblica in un lungo predicozzo in cui dice tutte cose giuste ma che con quello che è accaduto non c’entrano assolutamente niente.Lo sa, Saviano, che polizia e Viminale parlavano da giorni di infiltrazioni, di black block? Perché lo hanno fatto se i black block sono diventati il parto della fantasia di una sinistra malata, ambigua, tollerante e buonista verso la violenza?Temo che il dito che mi hanno messo davanti alla faccia serva per non farmi (farci) sapere cos’è davvero avvenuto. Guardate, la butto giù dura: alcuni studenti hanno compiuto atti di violenza, alcuni hanno anche applaudito, ed hanno con ciò oscurato malamente quanto di straordinario avevano fatto nei giorni passati. Ma la verità non è tutta qui, non è solo questa. Chi, come me, ha guardato in faccia le ragazze e i ragazzi che sfilavano, non crede neanche un po’ alla storiella che oggi ci propinano alcuni giornali, primo fra tutti Europa che con esultanza titola “Non c’erano né infiltrati né sobillatori”. So, sappiamo, che la violenza si infiltra nei movimenti e a volte riesce a farsi forte della rabbia. Martedì qualcosa è successo perché la rabbia diventasse ingestibile.Il tentativo, ora, sarà di chiuderla qui, in modo che quando il ddl Gelmini arriverà alla Camera il movimento si senta troppo bastonato per riprendere la contestazione. La brutta politica, un film tra l’orrore e la comicità assoluta, potrà continuare indisturbata i suoi giochini.  Manuela Palermi

04/12/2010

14 dicembre: la sfiducia di una generazione, l'alternativa per un paese

 

Il 14 dicembre sarà votata la fiducia al Governo Berlusconi, che rischia di essere sconfitto definitivamente.

Sta per cadere il peggiore governo della storia repubblicana, che ha demolito la democrazia, reso il lavoro sempre più precario e meno sicuro e attaccato in modo violentissimo il mondo della scuola, dell'università e della ricerca. Berlusconi sta per crollare, ma non è detto che insieme a lui venga sconfitto il sistema di disvalori che ha incarnato negli ultimi tre lustri.
La nostra generazione che è cresciuta immersa in questo sistema, la più colpita dalle barbarie del capitalismo dell'era Berlusconi, deve farsi carico della prova più difficile: ricostruire un paese e un sistema di valori nuovo ed opposto, che rimetta al centro la dimensione collettiva, i diritti, la dignità del lavoro, la cultura e i saperi, che torni a rispettare la Costituzione. Sarà una battaglia durissima e non breve, alla quale, tuttavia, vogliamo dedicarci con passione e generosità.

In quest'autunno abbiamo visto crescere nel ventre del Paese l'opposizione ad un modello sociale, che coniuga i ricatti di Marchionne con la riforma Gelmini e la Legge 30, la gestione autoritaria dell'ordine pubblico con la narcotizzazione mediatica del conflitto.

La manifestazione del 16 ottobre della Fiom è stata il momento costituente di un movimento che si è dispiegato nelle settimane successive, che ha legato i promotori del referendum sull'acqua pubblica, i lavoratori metalmeccanici, i ricercatori, gli studenti, che ha vissuto momenti esaltanti in queste settimane di mobilitazione delle scuole e delle università. Esiste un'altra Italia, che dopo tante sconfitte non si è arresa, ed è addirittura riuscita a respingere al mittente la riforma Gelmini.

E' quanto mai importante rendere plasticamente evidente che Berlusconi cade non solo per mano dei finiani, ma per una frattura profonda e insanabile con la società italiana, ormai stremata, che chiede a gran voce l'alternativa.

Abbiamo dunque il compito di lavorare alla costruzione della manifestazione del 14 dicembre indetta da diversi appelli, a livello nazionale e sui territori, costruendo un fronte largo di forze, sociali e politiche, che dimostrino che questo Governo non ha più la maggioranza nel Paese, prima che nelle aule parlamentari.

Le scuole, le università occupate, i lavoratori della conoscenza che saranno in sciopero, la Fiom, insieme alle forze politiche della sinistra sono chiamate a gettare le basi dell'alternativa.

E' una partita che le forze di opposizione in Parlamento hanno rinunciato a giocare, riducendosi a balbettare pericolosamente su Governi tecnici, di scopo, di salute pubblica, che difficilmente si realizzeranno e soprattutto rischiano di sconfiggere Berlusconi e non il berlusconismo.

In nessun Paese al mondo il più grande partito di opposizione si dimostrerebbe così spaventato dalla prova elettorale: anche se si è superata l'autosufficienza veltroniana, non c'è traccia nel dibattito dei democratici, forse anche per equilibri interni che dimostrano il fallimento manifesto del progetto, della costruzione della coalizione, della stesura del programma, della ricerca del leader (che per noi, tuttavia, non è l'unica priorità).

Noi vogliamo contribuire alla sconfitta di Berlusconi, costruendo un'alleanza democratica in grado di batterlo e, sondaggi alla mano, ve ne sono tutte le condizioni: diventa però complicato, se non impossibile, esprimere giudizi su un programma che ancora è ben lungi dall'essere scritto e su una coalizione che ad oggi non esiste.

E' il tempo del coraggio, di superare la passivizzazione dal processo politico che in questi anni troppo spesso si è impadronita di noi, rifiutare l'idea che possiamo solo aderire o criticare proposte altrui.

Dal 15 dicembre abbiamo il compito di aprire il cantiere dell'alternativa, insieme alle realtà sociali, le forze della sinistra, in uno slogan il popolo del 16 ottobre che si organizza e diventa proposta politica. Precarietà, saperi, redistribuzione del reddito sono tre punti che individuiamo come prioritari: su questo vogliamo misurarci e costruire una piattaforma organica, per poi presentarci al confronto con il Pd forti di una chiara connotazione programmatica e di una forte base sociale. 

Flavio Arzarello - Coordinatore nazionale FGCI

10/11/2010

Nessuno può intimidirmi e togliermi la libertà di pensiero.

Ecco la risposta integrale dell'on. avv. Franco Napoletano all'ultima nota di Spina.

"In seguito al recente episodio dell’autovettura bruciata di Spina, non avevo esitato ad esternare allo stesso i sensi della mia piena e totale solidarietà. Lo avevo fatto tramite un articolo per la stampa, dopo avere rilasciato una dichiarazione in tal senso ai giornali ed avere provato, inutilmente, a contattare personalmente il diretto interessato, a mezzo telefonino. La mia solidarietà era vieppiù sincera, non essendovi obbligato e ritenendo l’accaduto grave di per sé, a prescindere dalle cause e dalle motivazioni. Si trattava del sindaco della Città, al di là del pessimo giudizio politico che ne do e del collega. Ritengo, infatti, per mia cultura politica, che le Istituzioni vadano sempre e, comunque, difese, a prescindere da chi le rappresenti.

Probabilmente, tale solidarietà deve essere stata offerta in modo frettoloso, senza attendere il lavoro degli inquirenti. Ho voluto accedere, per una spinta emozionale ed umana, alla tesi della dolosità dell’accaduto, prima ancora che fosse accertata, senza neppure considerare l’accidentalità dello stesso o il possibile atto vandalico (non meno grave), a prescindere dal proprietario dell’auto.

D’altronde, non è un mistero che, nella stessa zona (via Giotto e strade limitrofe), da molto tempo si registrano analoghi e diversi episodi di autovetture date alle fiamme, senza che nessuno ne abbia mai ricevuto solidarietà.

Non mi attendevo, di certo, un plauso, perché conosco il profilo politico di taluni avversari, specie in campagna elettorale, ma sentivo di farlo e l’ho fatto.
Temo di avere sbagliato, con il senno di poi, perché la solidarietà, evidentemente, non tutti la meritano. Infatti, la reazione di Spina è stata del tutto spropositata ed irragionevole, davvero eccessiva fino all’inverosimile.

Essa, non so se spontanea o istigata, appare improntata a scarsa lucidità politica e del tutto priva di senso di responsabilità (altro che “educazione istituzionale”!).
Nel suo delirio di onnipotenza, Spina punta, in tutta evidenza, a creare un clima avvelenato per la campagna elettorale ormai avviata.

Peggio ancora, tenta di strumentalizzare oltremodo l’accaduto, per raggranellare qualche consenso in più e spostare la contesa elettorale nelle aule di Giustizia, dove, forse, spera di trovare chi sia disposto ad assecondarlo. Tutto ciò, in democrazia, mi sembra devastante, anche perché rischia di disegnare uno scenario in cui la classe politica, genericamente intesa, pensa più ad accapigliarsi reciprocamente che a discutere dei problemi dei cittadini. Con il possibile risultato di accrescere il fenomeno dell’allontanamento dalla politica di strati sempre più larghi di popolazione, specie giovanile. Non lo seguiremo, nella palude di questo percorso.

Non c’è dubbio che una reazione di questo tipo lascia trasparire un estremo nervosismo del sig. Spina, che, al di là dei suoi proclami trionfalistici, deve essere abbastanza preoccupato per la sua riconferma. Non è un mistero per nessuno, neppure per i suoi alleati, tranne che per i suoi adulatori interessati, che, dopo tutti questi anni di governo, Spina non abbia conquistato il cuore e l’affetto della maggior parte dei biscegliesi.

Nel mio precedente articolo, è bene rammentarlo, non mi limitavo ad esprimere la solidarietà, ma ponevo la necessità di comprendere bene, ed in fretta, quello che sta accadendo in Città e che non trova precedenti così eclatanti nei decenni di vita cittadina che sono alle nostre spalle, che, pure, hanno, spesso, registrato “toni politici” molto più alti degli attuali. Evidenziavo, in particolare, come, nei circa dieci anni durante i quali sono stato il Sindaco di Bisceglie, non ho mai subito minacce ed intimidazioni di sorta. Forse, perché il rapporto che ho avuto con i cittadini, specie con quelli più deboli e bisognosi, è sempre stato improntato a sincerità, comprensione e rispetto. E, forse, perché non mi sono mai avvalso di quelli che chiamo “bravi di don Rodrigo” e sono andato avanti per la mia strada, con risultati che tutti mi riconoscono, a Bisceglie e fuori.

Quelle mie considerazioni, basate unicamente sulla mia personale esperienza, invece di essere interpretate come un contributo alla riflessione, nell’unico interesse delle Istituzioni, sono state lette come una sorta di lesa maestà, quasi il sig. Spina avesse la coda di paglia e tenesse qualche nervo scoperto.

Diffamazione? Calunnia? Istigazione a delinquere? Non crederà, davvero, Spina, nel corto circuito delle sue elucubrazioni, di potermi intimidire e di togliermi la libertà di pensiero!

Nella mia lunga vita politica, durante la quale non mi sono certo arricchito, mi sono misurato con soggetti politici di ben altro spessore ed ho professato idee per le quali molti della mia parte politica hanno pagato anche con la vita.

Affermare che il buon Emanuele Arcieri, segretario cittadino del Pdci, persona mite, onesta e rispettata da tutti, possa essere andato, due anni fa, in pieno giorno ed all’ingresso del Comune, a fotografare l’autovettura del sig. Spina, significa essere fuori dalla grazia di Dio ed insinuare sciocchezze.

Spina è, ormai, dispiace dirlo, persona diversa da quella che si candidava, alcuni anni or sono, alla guida della Città. Egli, se riacquistasse un minimo di serenità, farebbe bene ad avviare una riflessione seria sui suoi comportamenti amministrativi e sui suoi rapporti con i cittadini: la presunzione di chi ritiene di non sbagliare mai è una cattiva consigliera, mentre l’autocritica è degli uomini saggi ed accorti. Si ricordi che i valori non basta enunciarli ad ogni piè sospinto, bisogna praticarli con coerenza, a cominciare da quelli della famiglia.
Altrimenti, sì che si è ipocriti!

Se Spina ha subito minacce ed intimidazioni, ha il dovere di dire da chi e perché. Noi, per parte nostra, non possiamo che sollecitare una rapida conclusione delle indagini, perché se vi sono intimidatori e terroristi, questi devono essere urgentemente individuati e puniti dalla legge, anche nei possibili mandanti. Ma se in giro vi siano anche i furbi, che vengano prontamente smascherati! Mi batterò perché, pur nella polemica politica, il clima democratico cittadino venga ricondotto in un alveo di decenza e di rispetto, in modo da fare prevalere la dialettica dei programmi e delle cose concrete da fare, per il futuro della Città e dei nostri giovani.

Sono convinto che questa consapevolezza possa essere interamente condivisa anche dagli esponenti più autorevoli del centrodestra cittadino, che devono sentire la responsabilità di meglio guidare il loro candidato sindaco e di frenare le sue inadeguatezze, per restituire la Città ad una decorosa dialettica democratica.

Nel frattempo, Spina si faccia un bel bagno di umiltà ed una buona camomilla».